Leggere l’etichetta dell’acqua

Sodio, residuo fisso, conducibilità elettrica, sali disciolti: le etichette delle acque minerali riportano tante informazioni tra le quali spesso non si sa come districarsi. Imparare a leggere l’etichetta è però importante perché può svelarci tutti i segreti dell’acqua minerale che stiamo comprando, orientando in modo consapevole le nostre scelte di acquisto.
Siete pronti per un piccolo ripasso di chimica?

 

L’etichetta, un’assistente per gli acquisti

Per legge, le etichette devono riportare tutti i valori stabiliti dal Ministero della Sanità. Questo affinché i consumatori possano orientarsi durante la fase di acquisto evitando rischi per la salute e scegliendo i prodotti più adatti alle proprie esigenze, in modo chiaro e sicuro.

Per questo ci viene in aiuto la scienza, che fissa in maniera inoppugnabile i limiti e le quantità di sostanze presenti in un determinato prodotto. Nel caso delle acque minerali, il lavoro di analisi inizia alla fonte, quando l’acqua viene messa sotto il microscopio e la sua composizione chimica viene scandagliata per ottenere il “certificato” di acqua minerale. Gli enti preposti – Asl e Arpa – sovrintendono a tutte le fasi della catena produttiva attraverso scrupolosi controlli chimici e microbiologici, e le stesse aziende prevedono un sistema di controllo quotidiano sul prodotto, composto da centinaia di verifiche giornaliere.

Una volta imbottigliata, i valori delle analisi vengono riportati sull’etichetta, in modo da offrire  al consumatore una carta d’identità dell’acqua, così che in ogni momento possa avere a disposizione uno strumento chiaro e sicuro per capire che tipo di prodotto sta consumando. Sull’etichetta devono essere quindi riportati:

  • il nome della sorgente
  • la composizione chimica
  • la data e il laboratorio presso il quale sono state effettuate le analisi
  • il contenuto nominale
  • il titolare del provvedimento di autorizzazione

Vediamo allora in dettaglio quali sono le voci presenti sull’etichetta e come interpretarle.

Etichetta con valori Acqua Sant'Anna naturale

 

Il residuo fisso

Quando si parla di acqua si sente spesso chiamare in causa il “residuo fisso”: ma che cos’è questo valore misterioso? Immaginate di prendere un litro di acqua e portarlo a ebollizione a 100°C; successivamente, portatelo a essiccazione a 180°C. Gli elementi rimasti dopo l’evaporazione corrispondono al residuo fisso e determinano l’appartenenza dell’acqua a una delle seguenti quattro macro-categorie minerali:

    • le acque leggere, come Acqua Sant’Anna, dette “minimamente mineralizzate” (residuo fisso inferiore a 50 mg/l)
    • le acque oligominerali (residuo fisso compreso tra 50 e 500 mg/l)
    • le acque medio-minerali (da 501 a 1500 mg/l)
    • le acque ricche di minerali (oltre i 1500 mg/l)

Acqua Sant’Anna presenta un residuo fisso molto basso, pari a 22 mg/l, che la rende leggera, in grado di stimolare la diuresi e adatta alla preparazione degli alimenti dei neonati.

 

La conducibilità elettrica

Si tratta di una specie di “prova del nove” del residuo fisso: più minerali sono presenti nell’acqua, più il passaggio dell’elettricità è facilitato. Ecco perché la conducibilità elettrica è un parametro utile per valutare la presenza dei sali minerali.

 

Il livello dei nitrati

I nitrati sono essenzialmente dei sali presenti nelle acque ma anche nei vegetali, nelle carni, nei prodotti caseari e nel pesce. Sono solubili in acqua e sono presenti naturalmente in alcuni alimenti: un’alta concentrazione di questi valori indica però la presenza di inquinanti nel terreno prossimo alla fonte, inquinamento che può essere la conseguenza di attività di natura antropica come l’utilizzo di fertilizzanti.
La legge fissa il limite massimo consentito per le acque minerali a 45 mg/l. Più il livello è basso, maggiore è la purezza dell’acqua: proprio come nel caso di Acqua Sant’Anna, nella quale il valore corrisponde a soli 0,81 mg/l.

Close-up acqua minerale

 

La quantità di sodio

Un altro elemento importante da considerare nella scelta dell’acqua è il sodio. Si tratta di un elemento che regola il funzionamento del nostro metabolismo e l’omeostasi, agendo sulla funzionalità renale; il sodio contribuisce però anche al processo di ritenzione dei liquidi, contribuendo a quella disfunzione chiamata ritenzione idrica, responsabile di molti inestetismi.

Nell’acqua questo elemento è presente sotto forma di cloruro di sodio, ovvero il sale comune. La presenza di sodio nell’acqua non è di per sé nociva, ma si tratta di un valore importante da considerare soprattutto se si soffre di patologie specifiche, come nel caso di ipertensione, malattie renali o cardiache. Per quanto riguarda invece il consumo quotidiano, l’utilizzo di acque a basso contenuto di sodio è consigliabile perché contribuisce a non gravare sul bilancio quotidiano di sale assunto: spesso, nel nostro regime alimentare, non consideriamo la reale quantità di sale che assumiamo in un giorno attraverso i cibi che, soprattutto nel caso di alimenti industriali, possono esserne molto ricchi. La quantità giornaliera consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è non superiore a 2 grammi di sodio al giorno, che corrisponde a circa 5 grammi di sale da cucina. In Italia, la media del consumo pro capite supera i 10 grammi a testa, decisamente troppo. Ecco perché è importante mantenere una dieta povera di sodio, così da prevenire l’insorgere di patologie e squilibri dell’organismo. Meglio quindi preferire un’acqua per il consumo quotidiano che abbia un basso contenuto di sodio, proprio come Acqua Sant’Anna che presenta un quantitativo bassissimo: solo 1,5 mg/l.

Nelle acque sono inoltre presenti, in quantità variabile, altri sali come il bicarbonato, il potassio, i fluoruri, i solfati. La presenza in maggiore o minore quantità di questi elementi determina il “carattere” dell’acqua e le sue proprietà rispetto all’organismo.

Torrente di montagna, fonte di Vinadio

 

La durezza dell’acqua

Gli elementi che determinano la durezza dell’acqua sono il calcio e il magnesio, che influiscono sul sapore dell’acqua. Sono due sali importanti per la salute perché proteggono i tessuti del muscolo cardiaco, coadiuvano lo sviluppo osseo e aiutano il rilassamento muscolare.
Il valore di misurazione “F°” è espresso in gradi francesi; più è alto, maggiore sarà la durezza dell’acqua. Anche in questo caso abbiamo delle categorie che ci aiutano a distinguere le acque:

  • acque dolci, con durezza inferiore a 15° F
  • acque mediamente dure, con valori tra 15° e 30° F
  • acque dure: superiori a 30° F

Acqua Sant’Anna, con un valore di durezza di soli 0,9° F, si attesta tra le acque dolci.

 

L’acidità dell’acqua: il ph

Il ph è il valore che determina l’acidità o la basicità di un liquido. Più il valore è basso, più la soluzione è acida (l’aceto di vino, ad esempio, ha un valore di ph 4) mentre se il valore è alto, la soluzione è basica (una soluzione di bicarbonato di sodio ha un valore di ph 9). Il valore di neutralità del ph è fissato a 7, quindi le acque con ph inferiore sono acidule, mentre quelle con ph superiore sono basiche. Per le acque minerali si tratta comunque di valori che oscillano tra il 6,5 e l’8, mentre le acque che presentano valori diversi possono essere impiegate per scopi terapeutici e non per il consumo quotidiano. Per quanto riguarda Acqua Sant’Anna, il ph è 6,9, che la rende molto vicina al grado di neutralità.

Ora che avete tutti gli strumenti, l’etichetta della vostra acqua minerale preferita non avrà più segreti. E se avete un dubbio, ecco il video di Sant’Anna ABC dedicato alla lettera E di “Etichetta”, perfetto per un ripasso veloce!

Foto 1,2,3,4

  • ….. si ma la quantità di potassio contenuta, si può sapere ??? io non l’ho trovata esposta neanche sul sitazieo. Gr

    1. Ciao Francesco, il contenuto di potassio di Acqua Sant’Anna corrisponde a 0,20 mg/litro.

      Per qualsiasi altra curiosità non esitare a contattarci!
      Buona giornata

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