Il ciclo dell’acqua

Le acque minerali sono tante e con caratteristiche diverse, che dipendono dal territorio e dalla falda acquifera da cui si originano. Ogni falda è formata da rocce e terreni con specifiche qualità geologiche, che donano all’acqua delle caratteristiche organolettiche uniche. Oligoelementi e sali minerali vengono acquisiti dall’acqua durante il lungo percorso sotterraneo che compie nel corso di centinaia o migliaia di anni, un affascinante viaggio che prende il nome di ciclo dell’acqua. Proviamo a metterci nei panni di una piccola goccia di H2O e partiamo anche noi per questa avventura che ha inizio nelle profondità della terra e arriva fino alla nostra tavola.

 

Un viaggio nel tempo e nello spazio

Il ciclo dell’acqua, detto anche ciclo idrogeologico, è la successione dei fenomeni di circolazione dell’acqua all’interno dell’idrosfera. In parole più semplici, si tratta di un processo infinito che coinvolge l’acqua e senza il quale la vita sulla Terra non esisterebbe.

Il ciclo dell’acqua è suddiviso in quattro fasi:

  • evaporazione
  • condensazione
  • precipitazione
  • infiltrazione

Evaporazione

Durante la fase di evaporazione, il sole scalda l’acqua presente in superficie, ossia quella dei mari, dei fiumi e dei laghi, facendola evaporare. L’acqua subisce un passaggio di stato dalla condizione liquida alla condizione gassosa.

Condensazione

Il secondo passaggio di stato avviene quando il vapore acqueo raggiunge gli strati del cielo più alti, che hanno una temperatura ridotta. Il freddo provoca una condensazione del vapore, trasformandolo di nuovo in acqua allo stato liquido. L’acqua si trasforma in piccole gocce che, aggregandosi, formano le nuvole.

Precipitazione

Maggiore è il numero di gocce che si aggregano, più cresce la dimensione e la “pesantezza” delle nuvole. Quando il peso dell’acqua supera una determinata soglia, le gocce cominciano a cadere sotto forma di pioggia, di grandine o di neve, a seconda della temperatura dell’aria.

Infiltrazione

L’acqua ritorna finalmente alla terra e qui prende due strade differenti: una parte si raccoglie di nuovo nei mari, nei laghi e nei fiumi, mentre un’altra parte si infiltra nel terreno, raggiungendo anche grandi profondità. Il suo viaggio continua e attraverso le rocce del sottosuolo, giunge ad alimentare le cosiddette falde freatiche, trasformandosi in alcuni casi in acqua minerale.

Le falde idriche

L’acqua penetra nel terreno e nel sottosuolo costituendo le falde acquifere o acquiferi. Questi bacini sotterranei, presenti tra strati di terreno, si dividono in due categorie: le falde freatiche, o falde di superficie, e le falde profonde.

Le falde freatiche sono alimentate direttamente dalle precipitazioni atmosferiche che penetrano nel terreno finché non incontrano uno strato di terreno impermeabile chiamato “letto” della falda. Le rocce in cui l’acqua riesce a penetrare, infiltrandosi nelle microcavità presenti tra granulo e granulo, prendono il nome di rocce acquifere o rocce-serbatoio. Di solito si tratta di rocce porose o fessurate come ghiaia e calcari.

Le falde profonde invece sono protette da due strati di materiale impermeabile, uno sopra la falda e uno sotto, un sistema di protezione naturale dall’inquinamento. Le acque minerali possono provenire solo da questi “serbatoi”, che non vengono alimentati dalle precipitazioni atmosferiche ma attraverso la percolazione dell’acqua nel terreno e attraverso le rocce. In questo caso l’acqua si raccoglie in aree poste ai margini della falda.

Esistono poi delle falde profonde dove l’acqua è sottoposta a una pressione maggiore rispetto alla pressione atmosferica: si tratta delle falde artesiane, dalle quali l’acqua sgorga in maniera spontanea attraverso gli appositi “pozzi artesiani” che la veicolano all’esterno.

Nelle falde, l’acqua non rimane ferma ma è in continuo movimento; attraverso questo moto si mineralizza, ovvero acquisisce dalle rocce i sali e gli oligoelementi che ne costituiranno la sua carta di identità. Temperatura, tempo di permanenza, solubilità dei minerali, velocità di flusso dell’acqua sono tutti elementi che concorrono a determinare la quantità e la tipologia di sostanze disciolte nell’acqua.

Fonti e sorgenti

Il punto in cui l’acqua viene captata prende il nome di fonte. In pianura l’acqua viene generalmente attinta attraverso delle pompe e dei pozzi. Quando invece l’acqua sgorga spontaneamente dal terreno o dalla roccia, come spesso accade in montagna, siamo di fronte a una sorgente. È il caso di Acqua Sant’Anna, che sgorga a 1950 metri di altitudine presso Vinadio, nel cuore delle Alpi Marittime. Un luogo incontaminato all’interno di un parco montano, dove le rocce granitiche fanno da culla a un’acqua leggera, con un basso residuo fisso e pochissimo sodio: solo 0,0002 mg/l. Un’acqua con un equilibrio minerale unico che l’ha resa la preferita dagli italiani.

La fonte è un bene prezioso e per questo viene tutelata per legge. Per mantenerla integra, sono previste delle aree concentriche di salvaguardia che riguardano tutto il territorio limitrofo e si dividono in:

  • zona di tutela assoluta: è un’area che si estende entro dieci metri dal punto di captazione ed è riservata solo ed esclusivamente alle attività di captazione dell’acqua.
  • zona di rispetto: è l’area che circonda la zona di tutela assoluta ed è stabilita dalle Regioni o dalle Province Autonome. È soggetta a numerosi vincoli che hanno come obiettivo il mantenimento dell’integrità e della qualità dell’acqua minerale.
  • zona di salvaguardia: anch’essa fissata dalle Regioni o dalle Province Autonome, si trova attorno alle aree di ricarica della fonte ed è anch’essa soggetta a vincoli che hanno come scopo la protezione del bacino idrico.

Per questo, tra i valori di Acqua Sant’Anna ci sono il rispetto e la cura per l’ambiente, un patrimonio di inestimabile valore che il marchio di Vinadio custodisce da oltre vent’anni, insieme alla fonte.

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