Tecniche di survival: come potabilizzare l’acqua in caso di necessità

Se avete mai sognato di vivere un’avventura estrema, attraversando magari un deserto roccioso o una giungla popolata di animali feroci, saprete che una delle maggiori difficoltà da fronteggiare in quei casi è l’approvvigionamento di acqua potabile. L’acqua è necessaria alla sopravvivenza ancora più del cibo e un uomo adulto deve bere circa due litri di acqua al giorno, quantità che aumenta in caso di fatica fisica o di condizioni climatiche particolari come un’elevata temperatura atmosferica. Oggi vogliamo svelarvi alcune tecniche per rendere potabile l’acqua in caso di necessità: pronti a partire per l’avventura?

 

Prima regola: cosa NON bere

Poniamo il caso che un provetto esploratore si trovi in una condizione di pericolo, perso in una foresta o in qualche altro ambiente inospitale e pericoloso. I viveri scarseggiano e soprattutto l’acqua sta terminando. Che fare?

La prima cosa da sapere è che esistono molti modi per procurarsi dell’acqua potabile. È importante fare attenzione a tutti i tipi di acqua che si possono trovare in natura ed evitare di bere se non si è certi che non si tratti di fonti contaminate. Non bere mai perciò da pozze di acqua stagnante, dove la vegetazione è strana o assente e, ovviamente, non bere acqua di mare: il sale presente nell’acqua disidrata l’organismo e può essere molto dannoso. Si consiglia anche di non mangiare neve e ghiaccio, perché provocano una dispersione di calore nel corpo: meglio raccoglierne un po’ e scioglierli in un pentolino, fino a ebollizione, così che l’acqua ottenuta sia anche depurata.

Tecniche di survival

Quando non si hanno a disposizione pastiglie per la depurazione o gli appositi kit, si può fare ricorso a delle tecniche per procurarsi dell’acqua da bere in sicurezza. Alcuni sistemi sono più semplici, altri più difficili da mettere in atto e richiedono una certa esperienza per essere realizzati. Vediamo insieme i metodi più semplici per ottenere dell’acqua potabile in situazioni di necessità, ricordando che non è mai opportuno bere da fonti sconosciute. Sì invece alla raccolta per condensazione di vapore acqueo oppure all’utilizzo della pioggia.

L’acqua nella frutta

La frutta e le specie vegetali contengono grandi quantità di acqua. Alcune specie sono commestibili dall’uomo e uno dei sistemi più semplici per dissetarsi è raccogliere della frutta. Le noci di cocco, ad esempio, contengono un’acqua ricca di vitamine e sali minerali, e la polpa è un ottimo alimento, ma anche arance, ananas, mango, limoni e così via aiutano a soddisfare il bisogno idrico. Anche le canne di bambù verdi, se piegate, possono stillare acqua.

Raccogliere l’acqua piovana

Un metodo semplice e immediato è raccogliere l’acqua piovana attraverso dei recipienti. Se non si hanno recipienti disponibili, si può costruire una tettoia con una piccola canalina con rami e foglie, che convogli l’acqua piovana in un unico recipiente.

Un altro ingegnoso sistema consiste nell’arrotolare un panno o una maglietta attorno al tronco di un albero, lasciando che un capo penzoli verso terra. Il tessuto raccoglierà l’acqua che sgocciolerà nel contenitore posto al di sotto. Infine, se si possiede un telo impermeabile basta scavare una buca nel terreno e ricoprirla con il telo, sul cui fondo si raccoglierà la pioggia. Una volta raccolta, sarà comunque necessario bollirla in un contenitore per dieci minuti per renderla potabile.

Bollire l’acqua con rocce roventi

Se non si ha a disposizione un pentolino, è comunque possibile far bollire l’acqua con uno stratagemma molto semplice. Bisogna prendere due pezzi di legno abbastanza grandi e scavare due cavità della grandezza desiderata all’interno.  Entrambi vanno riempiti con l’acqua raccolta. A questo punto si accende un fuoco con dei rametti di legno, facendo attenzione ad alimentarlo in modo che la fiamma sia costante. Si prendono poi delle pietre e le si mettono sul fuoco, in modo che diventino roventi. Una volta diventate incandescenti, vanno prese una a una usando un ramo a mò di pinza e messe nel primo contenitore per pochi secondi, in modo che vengano eliminate le impurità. Quando la pietra sarà pulita ma ancora rovente, andrà  messa nel secondo contenitore: l’accumulo delle pietre farà bollire l’acqua e la renderà potabile.

La distillazione

Un altro metodo per ottenere acqua potabile consiste nel costruire un sistema di distillazione. Per farlo bisogna scavare una buca nel terreno di circa un metro di larghezza e uno di profondità. Sul fondo della buca bisogna inserire delle foglie umide o dell’erba, sopra le quali va posto un recipiente; a questo punto bisogna prendere un telo di plastica di circa due metri di diametro e stenderlo sopra la buca, in modo che la copra completamente, fermandolo ai lati con delle pietre. Al centro del telo bisogna poi mettere un pietra, in modo che il telo non sia teso sopra la buca ma formi un cono. La temperatura all’interno della buca si alzerà e il vapore incontrerà il telo, più freddo, sopra il quale si formeranno delle gocce di condensa. le goccioline scenderanno lungo il cono del telo per finire nel recipiente, dove si raccoglierà l’acqua.

Ora che avete scoperto le tecniche di base di survival per ottenere dell’acqua potabile, potete cominciare a riempire lo zaino e prepararvi alla prossima avventura! Ma attenzione, queste tecniche di emergenza non sono semplici da attuare; il modo migliore per partire per una gita, breve o lunga che sia, è portando con sé una quantità d’acqua sufficiente alle attività che si andranno a compiere, tenendo conto anche dello sforzo fisico e del clima. Acqua Sant’Anna, nel comodo formato Sport da 750 ml, è il modo migliore per essere sempre idratati e per avere con sé una scorta di acqua di alta montagna, leggera e con un bassissimo residuo fisso.

 

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