Svezzamento: due figli due approcci diversi

Lo svezzamento è un momento molto delicato ed importante nella vita di un bambino. Conclusa, almeno in parte, la fase dell’allattamento, da quel momento in poi, si scoprono sapori diversi, si sperimentano consistenze differenti, si conoscono colori nuovi abbinati ai cibi. Ma non bisogna avere fretta! Ogni bimbo ha i suoi ritmi, i suoi gusti, le sue titubanze ma, normalmente, lo svezzamento dovrebbe avvenire intorno ai 6 mesi di età, quando i primi dentini cominciano a far capolino. Armati di tanta pazienza, i genitori dovranno imparare a non avere paura se il proprio bambino non apprezzerà sin da subito i nuovi alimenti, ognuno ha il suo modo di reagire e i suoi tempi per imparare ad apprezzarli.

 

Tra primo e secondo figlio, anche se vicini di età, ci sono sempre differenze abbastanza evidenti nella gestione dei processi legati alla cura: sterilizzazione, malattie, svezzamento, spannolinamento, eccetera.

Svezzamento

Questo perché i genitori non nascono genitori, ma lo diventano assieme ai loro figli, giorno dopo giorno. E perché, soprattutto, i genitori non nascono perfetti, dunque, nel tempo, sopraggiunge la consapevolezza che i figli sono diversi e che non esiste un manuale trasversale adattabile a tutti.

Parlando di svezzamento, per quanto riguarda i miei due figli, alcuni passaggi sono stati pressoché identici:

  • tutti prodotti bio, dalle verdure alla carne, dal parmigiano al semolino;
  • omogenizzati rigorosamente fatti in casa con apposito attrezzo: compravo pezzi di carne bio, omogenizzavo, suddividevo in vasetti e surgelavo;
  • brodo vegetale secondo lo schema pediatrico di introduzione lenta degli alimenti, preparato fresco ogni due giorni, oppure, quando ho ripreso il lavoro, surgelato e porzionato.

svezzamento

Il modo invece è cambiato sostanzialmente. Con Matteo frullavo e omogenizzavo tutto. L’ho fatto per molti mesi, temevo sempre che si soffocasse e, quando qualcuno, gli allungava un pezzo di cibo, la mia ansia saliva in maniera esponenziale.

Quando è nato Niccolò, Matteo aveva 25 mesi e quando ha iniziato lo svezzamento Matteo ne aveva 30. Ci tenevo molto a mangiare tutti insieme. Non ho mai voluto dare prima la cena a loro, ero abituata fin da piccola, nella mia famiglia di origine, alla condivisione della cena perché effettivamente è sempre stato l’unico momento della giornata in cui ci si ritrovava.

Però la gestione era complessa. Era così complicato riuscire a conciliare pasti, alimenti, introduzioni differenti che un giorno mi sono resa conto che Niccolò a 7 mesi mangiava praticamente da solo in autonomia e si regolava perfettamente anche sulle porzioni. Stavo facendo autosvezzamento. Senza sapere cosa fosse.

Svezzamento

Per non fargli mancare le verdure in giusta quantità, gli davo il passato, poi, semplicemente, anziché grattugiare il parmigiano, gliene mettevo un pezzetto sul seggiolone e, mentre io cucinavo per il resto della famiglia, lasciavo che lui passasse il tempo. Era uno dei pochi momenti in cui non piangeva! In realtà, non stava semplicemente “passando il tempo”, stava imparando ad autosvezzarsi. E così, piano piano, ha fatto il suo percorso per tutti gli alimenti: prosciutto, carne, pesce, verdure, pasta.

Niccolò si è svezzato da solo e, in più, ha svezzato anche le mie paure. E’ meraviglioso lasciarsi guidare dai propri figli, spesso inconsapevolmente, sono più saggi di noi.

 

Introduzione a cura della Redazione Web Sant’Anna.

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