L’acqua nelle religioni del mondo

Pochi elementi hanno tanti valori simbolici quanti può vantarne l’acqua. Nella mitologia e nella religione, l’acqua è sempre presente come elemento sacro e in tutto il mondo si possono scoprire significati comuni che legano culture anche molto distanti tra loro. Dal cristianesimo al buddismo, dall’induismo all’Islam, l’acqua è sempre protagonista della vita spirituale dei popoli e accomuna tutte le fedi.

Acqua, simbolo sacro

L’acqua è un simbolo potente, che assume significati differenti che riguardano sempre i momenti di passaggio più importanti dell’esistenza. È il simbolo per eccellenza della vita, della rinascita e della purificazione, e per questo è anche talvolta presente nei riti funebri. Incarna il principio femminile, sia per gli aspetti legati alla fertilità, sia per il carattere di elemento liquido, puro, adattabile e ricettivo. È visto come un elemento dalla forza misteriosa, in grado di trasformarsi continuamente, penetrando il suolo e la roccia e nutrendo la terra sotto forma di pioggia. La simbologia dell’acqua è articolata e complessa e cambia a seconda del tipo di acqua: l’oceano, ad esempio, è tradizionalmente visto come una forza o divinità maschile, mentre le sorgenti, vicine alla selva e ai boschi, sono associate a divinità femminili.

I simbolismi e le allegorie dei miti antichi si possono ritrovare nelle grandi religioni, e tutti questi elementi legano insieme le grandi narrazioni sacre dell’umanità, dai bagni rituali dei Misteri Eleusini dell’Antica Grecia alla meditazione dei monaci shintoisti del Giappone. Partendo dalla religione a noi più vicina, il Cristianesimo, facciamo un giro per il mondo alla scoperta del sacro nell’acqua.

Cristianesimo

Nel Cristianesimo l’acqua ha un ruolo fondamentale, essendo associata al battesimo, uno dei sacramenti più importanti. Rappresenta la nascita e la purificazione e, non a caso, entrando e uscendo dalle chiese cattoliche è abitudine utilizzare l’acqua benedetta per bagnarsi le dita nell’atto di compiere il segno della croce.

Nella Bibbia e nei Vangeli l’acqua è protagonista di molti passi fondamentali, dal diluvio che Noé affronta con la sua arca piena di animali, all’esodo degli ebrei, quando il Signore apre le acque del Mar Rosso per salvare il popolo dalla persecuzione degli Egizi. Nella vita di Gesù, testimoniata dai Vangeli, molti sono i miracoli legati all’acqua, come la trasformazione dell’acqua in vino durante le nozze di Cana, la camminata sulle acque a Tiberiade, la pesca miracolosa.

Nel corso dei secoli si è assistito all’edificazione di molti edifici sacri in prossimità di luoghi d’acqua o fonti. Ne è un esempio il santuario di Sant’Anna di Vinadio, il più alto d’Europa, situato a oltre 2000 metri. La tradizione vuole che i pellegrini conoscessero la fonte di Vinadio sin dal 1500 e si recassero sui monti per fare voto a Sant’Anna, protettrice delle madri. In quell’occasione, il rito prevedeva che anche i devoti bevessero le acque della fonte, celebri per la loro purezza cristallina e per i benefici che apportavano all’organismo.

Ebraismo

Anche nell’Ebraismo l’acqua riveste un ruolo importante, essendo protagonista delle abluzioni rituali legate alla purificazione, indicate dalla “Legge ebraica” (la Halakhah): si tratta della tevilah, un’immersione completa nell’acqua del mare o di un fiume (che prende il nome di “mikvek”), e del lavaggio rituale delle mani, che avviene in numerose occasioni, ad esempio prima di pregare, quando ci si sveglia al mattino o prima di dormire. Tra le abluzioni una delle più importanti è la netilat yadayim, il lavaggio che si compie prima di toccare il pane. Ogni lavaggio è sempre accompagnato da una specifica benedizione e le abluzioni sono così importanti che in alcuni casi si può essere addirittura scomunicati per non averle compiute.

Islamismo

Anche nell’Islam l’acqua è simbolo di purezza, della misericordia di Allah e della sua potenza divina. L’acqua è vista come un elemento dalla forza benefattrice. Ritorna in molti passi del Corano, sotto forma di fiume sacro, acqua delle oasi, pozzo, elemento della creazione, come nella sura che recita “Dio ha creato tutti gli esseri viventi a partire dall’acqua” (XXIV, 45). Elemento fondamentale e bene prezioso nella cultura araba, ancora oggi è centrale nei rituali di purificazione: per questo, molte moschee hanno una vasca – solitamente collocata in un cortile – destinata alle abluzioni rituali, così che il fedele possa purificarsi prima di entrare nel luogo sacro.

Buddismo

Nel buddismo l’acqua è simbolo di tranquillità, chiarezza e purezza ed è centrale nel pensiero filosofico orientale. I buddisti la celebrano durante il Capodanno, chiamato Festa dell’Acqua, una ricorrenza molto importante. In quell’occasione vengono offerte agli anziani ciotole di acqua fresca e doni di varia natura, e ricevono come risposta quattro grazie che corrispondono all’augurio di avere una lunga vita, un bell’aspetto, tranquillità ed energia. L’acqua viene offerta e gettata addosso alle persone, ingaggiando una “battaglia d’acqua”, sia nell’auspicio di avere delle piogge abbondanti per la stagione della semina del riso sia per lavare simbolicamente la sporcizia accumulata nel corso dell’anno. Ciotole d’acqua fresca vengono poi offerte ogni giorno alle statue di Buddha e l’acqua viene utilizzata anche come “strumento” per la meditazione, concentrandosi sul suo fluire e sulla sua essenza.

Induismo

Nella religione Indù l’acqua è sacra, tanto che i templi vengono solitamente edificati a ridosso dei fiumi. È un elemento associato a Vishnu, colui che detiene il “dharma” (la legge) e che viene chiamato Narayana, ossia abitante delle acque.

La vita in India è ancora oggi concentrata attorno ai corsi d’acqua e immergendosi nel Gange, il fiume più grande e più importante del paese, i fedeli possono lavare via tutti i propri peccati; nelle sue acque, le distinzioni di casta decadono. Anche nell’induismo vengono praticati rituali (poojas), offerte (theertha), preghiere, riti di guarigione e funebri legati all’acqua: dopo la cremazione, i parenti del defunto si bagnano per lavare via il dolore e, dopo tre giorni, le ceneri vengono lasciate andare sulla superficie del fiume. Tra i riti più importanti c’è il Sandhyopasana, una preghiera quotidiana che prevede la recitazione di mantra dedicati all’acqua, e il Purna Kumbha, che consiste nel riempire una brocca con acqua, foglie dell’albero di mango e noce di cocco. La brocca diviene un oggetto sacro che si riferisce a Varuna, il dio della pioggia, e rimanda al culto della fertilità e alla celebrazione del nutrimento della terra. Per questo trova impiego nel corso di numerosi riti religiosi tra cui il matrimonio.

Shintoismo

Lo shintoismo, l’antica religione del Giappone, è incentrato sul culto dei kami, spiriti che abitano il mondo. Si tratta un pantheon molto ricco, nel quale si distinguono delle divinità simili agli dei della mitologia greco-romana, gli animali, i fenomeni naturali come il tuono e l’onda, gli enti come il fiume, le montagne, i laghi, il sole, e gli spiriti antropomorfi. Nello shintoismo la natura è sacra, e lo è di conseguenza anche l’acqua, che ad essa appartiene. L’acqua viene utilizzata per praticare rituali di purificazione, come il misogi (un bagno nell’acqua gelata), che sono destinati a procurarsi fortuna e pace mentale. L’acqua viene utilizzata anche per meditare e spesso tale pratica viene effettuata presso sorgenti o cascate, considerate luoghi sacri, o attraverso abluzioni in mare o nei fiumi.

Il legame del Giappone con l’acqua è da sempre molto stretto, sia per la sua natura geografica di terra insulare, sia per una cultura in cui la pulizia e l’igiene personale sono parti fondanti della pratica shintoista. Ecco perché le terme sono abitualmente frequentate dai giapponesi, sia come luoghi di benessere fisico sia di benessere interiore.

Infine, una curiosità: il culto dell’acqua sopravvive anche nell’usanza popolare di gettare una monetina nelle fontane e nei pozzi. Tale abitudine richiama le offerte fatte alle divinità dell’acqua, una pratica diffusa in tutto il mondo sin dalla notte dei tempi e di cui abbiamo perso la memoria, ma che è arrivata fino ai giorni nostri.

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