VUOTI A RENDERE, BASTA UNA PICCOLA CAUZIONE SULLE BOTTIGLIE PER INQUINARE DI MENO

Sareste disposti a pagare le vostre bottiglie d’acqua pochi centesimi in più del solito? Forse no, ma se questi soldi vi venissero restituiti dopo l’uso e se questa fosse una piccola, semplice, buona azione che gioca a vantaggio dell’intero pianeta?

Il problema dell’inquinamento causato dai rifiuti, tuttavia, non deriva esclusivamente dalle bottigliette d’acqua, spesso additate come principali colpevoli dell’inquinamento ambientale. Se non vengono smaltiti correttamente, infatti, tutti i contenitori e gli imballaggi  – che siano in plastica, vetro o alluminio – rappresentano un enorme ostacolo al raggiungimento di un sistema di consumo sostenibile e virtuoso. Le bottiglie d’acqua in plastica (PET) hanno anzi il vantaggio di essere totalmente riciclabili, con un impatto ambientale, energetico ed economico inferiore rispetto ad altri imballaggi. Basti pensare che l’alluminio raggiunge la temperatura di fusione a 660 gradi e il vetro a oltre mille gradi, mentre per la plastica ne bastano 150: le emissioni di CO2 prodotte sono di molto inferiori.  

Ecco perché basterebbe introdurre alcune pratiche e soluzioni per ridurre l’impatto delle bottiglie di plastica sull’ambiente in modo sostanziale.

Un’azione che ripaga

Cosa possiamo fare per migliorare? La risposta non è per nulla complicata: basterebbe ricorrere alla pratica del “vuoto a rendere”, in particolare per i contenitori di plastica.

Questo metodo, che è il contrario del “vuoto a perdere”, consiste nell’acquistare un contenitore pagandolo di più del suo prezzo reale e poi riavere indietro la differenza restituendo l’imballaggio vuoto al produttore.

In Italia, il vuoto a rendere è stata una pratica molto diffusa fino agli anni ‘80. In tanti penseranno soprattutto alle bottiglie in vetro, ma lo stesso processo può essere applicato con successo alla plastica. Peccato che, ad oggi, il vuoto a rendere abbia cessato quasi totalmente di esistere. Andrebbe fatto uno sforzo concreto per incrementare nuovamente la diffusione di questa buona abitudine, e soprattutto per applicarla agli imballaggi in plastica in modo capillare ed efficiente. 

Nel 2017, proprio nell’ottica di una possibile reintroduzione, il Ministero dell’Ambiente ha avviato una sperimentazione sia presso i supermercati che piccole realtà come bar e negozi. Gli esercizi commerciali e di ristorazione avrebbero potuto partecipare, occupandosi della raccolta dei vuoti, ma purtroppo l’adesione totale è stata molto bassa: i dati che dovevano essere raccolti, infatti, non sono mai pervenuti al Ministero e il progetto è stato accantonato. 

Eppure, basterebbero impegno e uno sforzo organizzativo iniziale per fare la differenza. In molti Paesi europei il vuoto a rendere è una pratica consolidata, che esiste e funziona già da molti anni. Basti pensare che in tutto il Nord Europa il 70% delle bottiglie in commercio sono vuoto a rendere e che grazie a questo metodo paesi come Germania, Norvegia e Danimarca riescono a riciclare circa il 90% delle bottiglie di plastica vendute.

L’esempio virtuoso della Germania

In Germania, quando si compra dell’acqua o una bibita in bottiglia, si paga il prezzo normale del prodotto più una cauzione, detta “pfand” (dagli 8 ai 25 centesimi in più). Una volta portati a casa e consumati i prodotti, le persone possono prendere tutti i contenitori vuoti e introdurli in appositi macchinari distribuiti nella città. Come se noi li portassimo al bidone della spazzatura, ma con la differenza che questi “bidoni” restituiscono la cauzione pagata al momento dell’acquisto. Potrebbero sembrare passaggi lunghi, ma una volta entrati a far parte della routine, diventano non solo abitudini quotidiane, ma addirittura gesti appaganti

L’adozione di questo sistema ha molti vantaggi, sia a livello ecologico sia a livello sociale. Nei paesi in cui si pratica il vuoto a rendere, come abbiamo visto, la maggior parte degli imballaggi vengono recuperati e riciclati, l’ambiente è meno inquinato e le città sono libere dai rifiuti. Inoltre, grazie a questa pratica le persone sono invogliate a interessarsi e partecipare attivamente alla raccolta.
Il vuoto a rendere funziona perché attribuisce un valore residuo al contenitore vuoto.

Prendiamo ad esempio la bottiglia in plastica: una volta vuota, sappiamo bene che non bisogna abbandonarla nell’ambiente, e nemmeno gettarla nel cestino dei rifiuti non recuperabili. Tuttavia ciò avviene molto spesso, perché le persone non hanno un reale interesse nel recuperarla. Come si può innescare questo interesse? Attribuendo un valore economico alla bottiglia vuota. In questo modo, non solo le persone saranno più propense a restituirla, ma come conseguenza diventeranno anche più attente a non sprecare la plastica e a non disperderla nell’ambiente

Il sistema dei vuoti a rendere incoraggia dunque l’educazione del consumatore e favorisce un cambiamento del suo approccio verso la plastica, un materiale che viene percepito come rifiuto ma che in realtà, se correttamente raccolto e riciclato, rappresenta una risorsa. Si tratta di una soluzione che, attraverso il riconoscimento di un “premio”, può innescare un cambiamento positivo nella cultura e avere un forte impatto sulla nostra coscienza ambientale.

Un esempio? Nei paesi che adottano questo sistema, anche quando qualcuno preferisce buttare la bottiglia di plastica nel cestino dei rifiuti non differenziati, il contenitore spesso non va perduto, perché intervengono i cosiddetti “pfandsammler”, persone bisognose e a volte vere e proprie squadre di raccolta che collezionano il maggior numero possibile di imballaggi, per poi inserirli nell’apposito macchinario e ricavarne anche parecchi soldi.

Quindi, se in Germania vi trovaste a bere qualcosa in città, state attenti a non distrarvi: qualcuno potrebbe subito raccogliere la vostra bibita lasciata incustodita! A parte gli scherzi, il vuoto a rendere operato in Germania e in molti altri Paesi sembra portare continui benefici alla società e con i giusti investimenti e la giusta consapevolezza da parte dei cittadini, si potrà adottare con successo anche in Italia.

Che cosa ne dite? Spargete la voce!

  • Si! anzi noi usiamo il vostro prodotto ma siamo un po arrabbiati per il fatto che sul mercato la distribuzione è solo in bottegkie di plastica.
    Senza indugio vetro!

    1. Ciao, al momento non abbiamo ancora una linea vetro; produciamo invece la Bio Bottle che è biodegradabile (è infatti un polimero vegetale derivante dal mais). Grazie e buona giornata!

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