L’eutrofizzazione delle acque è un processo che a molti suona poco o per nulla familiare, ma dietro a questo nome si nasconde una delle minacce più insidiose per gli ecosistema idrici globali.
In questo articolo vedremo di analizzare nel dettaglio il significato di questo fenomeno, le cause scatenanti e l’impatto che ha sulla biodiversità dei nostri mari.
Eutrofizzazione significato e meccanismo del fenomeno
Per spiegare in modo semplice questo fenomeno, si può pensare a un processo in cui I bacini idrici si vanno poco alla volta sovraccaricando di alcuni nutrienti come azoto e fosforo, portando laghi, fiumi, mari e falde acquifere a sviluppare una proliferazione incontrollata di alghe e piante acquatiche. Il che altera equilibri naturali millenari, causando squilibri non solo chimici, ma anche biologici.
Azoto e fosforo entrano nei mari da fonti diffuse come i fiumi e da altre fonti umane come:
- Campi agricoli;
- Depuratori;
- Scarichi domestici;
- Fabbriche;
- Allevamenti ittici.
Cercare una soluzione per ridurre l’impatto di questo fenomeno diventa dunque essenziale per preservare la purezza delle risorse, salvaguardando nel contempo una fragile e complessa interdipendenza tra:
- Fauna;
- Flora;
- e Attività umane.
Agire su uno di questi tre elementi può portare ad accelerare o ritardare il processo di eutrofizzazione delle acque.
Il progressivo arricchimento con azoto e fosforo trasforma le acque cosiddette “oligotrofiche”, che si distinguono per essere:
- Povere di nutrienti;
- Ricche di biodiversità.
Inizia così un fenomeno pericoloso per l’intero ecosistema: la biomassa algale aumenta sempre di più oscurando la luce e consumando gran parte dell’ossigeno disciolto nelle acque.
Cause principali dell’eutrofizzazione: il contributo umano
Le origini naturali dell’eutrofizzazione affondano le loro radici nei cicli geologici, durante i quali processi come l’erosione, la decomposizione di materia organica e il deposito di sedimenti, arricchiscono gradualmente i bacini idrici impiegando millenni in questa trasformazione. Nel lento processo di eutrofizzazione delle acque per cause naturali, i bacini idrici semplicemente “invecchiano” al ritmo imposto dal ciclo biologico, geologico e dai passagi di stato dell’acqua.
I sedimenti depositati sul fondale rilasciano gradualmente azoto e fosforo nelle acque, favorendo la crescita delle alghe e il riempimento del bacino, fino a trasformarsi gradualmente in palude o addirittura in terraferma.
Le attività antropiche però riescono a concentrare processi lunghi milioni di anni in un ciclo molto più breve, ciò suppone che l’impatto dell’uomo funga da acceleratore, dominando ancora una volta lo scenario dei cambiamenti naturali. Questo impulso esterno a un processo naturale determina squilibri gravi che portano alla generazione di nuovi composti estremamente critici anche per la fauna che popola i bacini idrici.
Un aspetto poco conosciuto del fenomeno di eutrofizzazione delle acque infatti emerge da uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità. Dalle evidenze raccolte sul campo durante attività di ricerca risulta che le fioriture algali dannose (dette HAB):
- non solo decolorano le acque:
- producono tossine che contaminano intere catene alimentari;
- Rendeno pericoloso per l’uomo il consumo di pesce e molluschi.
Più le caratteristiche strutturali dei bacini idrici si fanno critiche per loro stessa morfologia, più l’ecosistema si espone a rischio.
In Italia, ad esempio, le aree costiere del Mar Adriatico sono le più colpite, registrando un 23% della massa acquifera in uno stato più o meno avanzato di eutrofizzazione, in confronto a un 12-18% di zone eutrofizzate nel Mediterraneo.
Eutrofizzazione dei mari
Il Mar Adriatico è particolarmente vulnerabile all’eutrofizzazione a causa della sua conformazione semichiusa e con bassi fondali, il che favorisce fenomeni cronici come il ristagno di nutrienti e la scarsa ossigenazione.
Secondo lo studio su “Estuarine, Coastal and Shelf Science” una complessità di fattori concorrono ad esacerbare le cause dell’eutrofizzazione delle acque marine creando una “tempesta perfetta” nel Mar Adriatico.
Tra questi, una concomitanza di fattori:
- Le foci di fiumi padani ad alta intensità di nutrienti, come Po, Adige e Reno, che da soli trasportano il 60% di azoto e il 50% di fosforo presenti in fertilizzanti e liquami), nonché fonti di contaminazione urbane che sversano nelle acque carichi annui di 150.000 tonnellate di azoto;
- La stratificazione termica: le acque calde estive, unite alla bassa salinità fluviale causano un’esplosione di vegetali algali come le mucillagini;
- L’alta antropizzazione: la Pianura Padana detiene il 50% della produzione agricola dell’UE.
Questo triste primato della pianura padana, unito alla massificazione del turismo nei luoghi più ambiti della costa romagnola, amplifica l’impatto delle fonti di azoto e fosforo in un bacino con acque già così basse (35 metri di media) e scarsamente ossigenate.
Eutrofizzazione, il quadro normativo per contrastare il fenomeno
Nel mare il fenomeno dell’eutrofizzazione è particolarmente aggravato dal graduale aumento della temperatura delle acque. I cambiamenti climatici causano un aumento delle temperature anomalo che determina cambiamenti strutturali che accelerano (come l’uomo) il processo di eutrofizzazione.
In Sardegna, ad esempio, le Mappe di Copernicus mostrano dati preoccupanti:
- Ondate di calore record nelle acque costiere durante il periodo estivo;
- Temperature fino a 5°C oltre la media, come riportato da Greenpeace Italia;
- Cambiamento accelerato dei ritmi biologici che intensifica la decomposizione delle piante e delle alghe marine.
La situazione è peggiorata a tal punto che già da diversi anni è stato necessario emanare una direttiva quadro europea per cercare di tamponare il fenomeno salvaguardando la salute dei mari. Così, il 7 giugno 2008, il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno emanato la:
- Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino (recepita in Italia con il d.lgs. n. 190 del 13 ottobre 2010):
- con ben 11 descrittori che affrontano il tema dell’eutrofizzazione delle acque.
Per le acque italiane si utilizza un indice multiparametrico che pesa in egual misura i 3 criteri primari della Decisione UE 2017/848, che definisce i criteri e le norme metodologiche relativi al buono stato ecologico delle acque marine nonché le specifiche e i metodi standardizzati di monitoraggio e valutazione per quanto riguarda la concentrazione di nutrienti e la concentrazione superficiale di clorofilla ‘a’, un indicatore di biomassa fitoplanctonica che misura lo stato ecologico di un bacino idrico.

Eutrofizzazione: il ruolo dei fiumi
Il maggior contributo dei fiumi al processo di eutrofizzazione dei mari è causato dal carico di azoto dovuto dalla presenza di nitrato, un composto che contiene azoto e ossigeno, che giunge nei mari attraverso i fiumi. Come riportato dagli studi di ISPRA, alcuni dei principali fiumi italiani come Po, Tevere ed Arno sono gli esempi più classici di fonti “critiche” per il carico di azoto e fosforo.
Questi bacini idrici alimentano l’eutrofizzazione delle acque marine italiane alimentando il fenomeno dell’esplosione di “fioriture algali” dovute a una crescita massiccia di nutrienti. Diversi fattori, come inquinamento, alte temperature, scarsa circolazione, e un eccesso di attività agricola contribuiscono ad aggravare il carico di nutrienti che i fiumi sversano costantemente nei mari.
La Giornata Mondiale delle Zone Umide: come rallentare l’eutrofizzazione
Tra i bacini idrici, le zone cosiddette “umide” svolgono un ruolo centrale nel contrastare il fenomeno dell’eutrofizzazione delle acque.
Anche nel 2026 la “Giornata mondiale delle zone umide”, che si celebra ogni anno il 2 febbraio, in commemorazione della firma della Convenzione di Ramsar del 1971, è organizzata con l’obiettivo di tutelare questi ecosistemi acquatici cruciali per la biodiversità.
Le zone umide fungono infatti da:
- Filtri naturali contro l’eutrofizzazione, assorbendo e trattenendo gli inquinanti e la loro diffusione nei corsi d’acqua e nei mari;
- Sistemi in grado di innescare processi che rimuovono l’azoto in eccesso in modo naturale;
- Strumenti contro i cambiamenti climatici, assorbendo CO2 e regolando i flussi idrici.
In Italia, la Convenzione di Ramsar protegge 57 siti umidi per oltre 72.000 ettari in 15 regioni. Queste aree offrono anche benefici contro i cambiamenti climatici, assorbendo CO2 e regolando i flussi idrici.
Impatti ambientali profondi dell’eutrofizzazione
Le conseguenze dell’eutrofizzazione sull’ambiente possono essere catastrofiche poiché compromettono processi naturali che tendono a stabilizzare gli ecosistemi.
Le continue fioriture algali innescano infatti una serie di criticità:
- Agiscono come un potente filtro che impedisce alla luce di innescare l’intero processo di fotosintesi delle piante marine;
- Causano una mancanza di ossigenazione dovuta all’assenza di fotosintesi, che a sua volta genera un fenomeno chiamato ipossia, una condizione che soffoca piano piano pesci e invertebrati per mancanza di ossigeno;
- Provocano una progressiva acidificazione delle acque per l’aumento della CO2, la cui stretta interdipendenza con l’ipossia preoccupa gli esperti.
Secondo uno studio coordinato dai ricercatori dell’Università di Pisa e pubblicato sulla rivista “Global Change Biology” capire le dinamiche legate all’azione simultanea dell’acidificazione e dell’eutrofizzazione è fondamentale per capire come gli ecosistemi marini risponderanno a queste condizioni in un possibile scenario futuro.
FAQ
Cos’è l’eutrofizzazione dell’acqua?
È il processo con cui laghi, fiumi, mari e falde acquifere diventano sovraccarichi di nutrienti, soprattutto azoto e fosforo, causando una crescita eccessiva di alghe e piante acquatiche.
L’eutrofizzazione è un fenomeno naturale o causato dall’uomo?
Esiste una eutrofizzazione naturale, legata a erosione, sedimenti e cicli geologici lentissimi, ma le attività umane ne accelerano enormemente i tempi e la gravità.
Quali sono le cause principali?
I principali responsabili sono composti dell’azoto e del fosforo, che stimolano la proliferazione delle alghe quando sono presenti in concentrazioni elevate.
Da dove arrivano azoto e fosforo nei bacini idrici?
Le fonti più importanti sono: fertilizzanti agricoli trasportati dalla pioggia, reflui zootecnici, scarichi urbani e industriali, acque non depurate e, in mare, anche acquacoltura intensiva.
Quali sono gli effetti su laghi, fiumi e mari?
L’effetto a lungo termine dell’eutrofizzazione è una riduzione del passaggio di luce attraverso le acque. Diminuisce poco alla volta l’ossigeno e si generano tossine dannose per pesci, molluschi e per l’intera catena alimentare.
Come l’eutrofizzazione influisce sulla biodiversità acquatica?
Riduce la biodiversità, favorendo alcune alghe che causano la perdita degli habitat come praterie di posidonia o letti di molluschi.
Che relazione ha con il cambio climatico?
Temperature più alte e ondate di calore marino accelerano la crescita algale e la decomposizione della materia organica.
Le zone umide aiutano a combattere l’eutrofizzazione?
Le zone umide funzionano da filtri naturali: trattengono sedimenti e nutrienti, favoriscono la rigenerazione del bacino idrico e riducono il carico di azoto e fosforo che arriva a laghi e mari.
Cosa può fare il singolo cittadino?
Scegliere detergenti a basso contenuto di fosfati, limitare fertilizzanti in giardino, smaltire correttamente oli e sostanze chimiche, sostenere prodotti agricoli sostenibili.









