IMBALLAGGI IN PLASTICA: SAI DAVVERO COME SI BUTTANO? ECCO LE BUONE PRATICHE PER ESSERE CONSUMATORI RESPONSABILI!

Avete consumato un vasetto di yogurt o scartato una caramella, avete appena finito la vostra bibita rigenerante preferita o una confezione di fusilli? Si tratta di prodotti che, in gran parte dei casi, sono contenuti nella plastica. Adesso, dove vanno buttati tutti questi imballaggi vuoti? Nel bidone della plastica, ovviamente! Ma sapreste dire anche “come”?

NON C’È DOVE SENZA COME

Basta aprire la dispensa di qualsiasi cucina: molti dei prodotti che consumiamo ogni giorno sono contenuti in materiali plastici. Sappiamo che, per non impattare sull’ambiente, dobbiamo gettare ognuno di questi imballaggi nell’apposito contenitore. Ma non basta! Occorre fare un ulteriore sforzo, abituarsi ad adottare alcuni piccoli accorgimenti che possono veramente fare la differenza. Eccone spiegati quattro da tenere bene a mente:

  1. SEPARARE: Quante volte un imballaggio è fatto di più materiali diversi? Prima di tutto, dobbiamo separare il contenitore da elementi di materiale non plastico, come un’etichetta in carta o una chiusura in metallo;
  2. PULIRE: Poi, se necessario, occorre pulire gli imballaggi alimentari da eventuali resti di cibo. Durante il processo di riciclo la plastica viene lavata, ma gettare un contenitore già pulito significa semplificare questo passaggio ed evitare inoltre che i residui di cibo lascino cattivi odori nel nostro stesso bidone;
  3. SCHIACCIARE: Il vuoto occupa spazio: possiamo e dobbiamo ridurre l’ingombro eccessivo di un contenitore vuoto come una bottiglia o un flacone, anche per ridurre i costi legati al trasporto della plastica ai centri di riciclaggio. Attenzione però: non possiamo accartocciare gli imballaggi in qualsiasi modo.

    Questo accorgimento vale principalmente per le bottiglie di bevande in PET. Una volta svuotate, infatti, dobbiamo prima rimuovere il tappo, poi dobbiamo appiattirle con le mani per il lungo, magari sdraiandole su un tavolo e schiacciando sulla loro superficie. Alla fine, dobbiamo rimettere il tappo e non buttarlo separatamente, permettendo così alla bottiglia di mantenere la forma che le abbiamo dato.  

Ma perché tutto questo è importante? La ragione è molto semplice: le bottiglie in PET sono fatte di materiale al 100% riciclabile e riutilizzabile per la produzione di nuovi oggetti di qualità. Quindi, è fondamentale che questi milioni di contenitori buttati ogni anno vengano riconosciuti dai macchinari e separati dal resto dei materiali plastici durante il processo di riciclo. Non dobbiamo preoccuparci del tappo, che seppure fatto in polietilene (un materiale che va riciclato in modo diverso rispetto al PET), è facilmente divisibile durante il processo di separazione dei materiali plastici.

Quando, erroneamente, accartocciamo una bottiglia in PET dall’alto verso il basso, riduciamo sì il suo ingombro, ma rischiamo che non venga riconosciuta dagli appositi sensori presenti negli impianti di riciclaggio e quindi vanifichiamo il nostro buon gesto.

  1. RICONOSCERE: La plastica non è tutta uguale! Questo accorgimento è uno dei più difficili da ricordare, perché oggi non tutti sanno che nel bidone della plastica possiamo introdurre solamente gli “imballaggi”, ossia i prodotti che hanno la funzione di contenimento, di protezione o di manipolazione della merce, come l’incarto di una merendina, il flacone di un prodotto per le pulizie o una bottiglietta d’acqua vuota.

Non possiamo introdurre ciò che, in sé, è destinato ad un uso più prolungato come giocattoli, vasi da fiori, elettrodomestici, spazzolini da denti, bacinelle… tutti oggetti che, se pur fatti principalmente di materiale plastico, possono essere più difficili da riciclare e, soprattutto, ad oggi non sono coperti dal CAC (Contributo Ambientale CONAI). Il CAC è un tipo di finanziamento attraverso cui il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) incentiva le aziende nella produzione di imballaggi plastici più facilmente riciclabili e allo stesso tempo finanzia il processo di raccolta e recupero in collaborazione con la Pubblica Amministrazione.

A volte può risultare difficile e confusionario capire se un oggetto è o no un imballaggio da buttare nel sacco della raccolta differenziata, ma per togliersi ogni dubbio basta consultare le numerose guide online e cartacee, fornite dai propri comuni o dallo stesso CONAI; se dobbiamo buttare dei vecchi giocattoli o altri oggetti come questi possiamo verificare se il nostro comune ha disposto dei centri di raccolta appositi.

L’IMPEGNO DI ACQUA SANT’ANNA

Separare, pulire, schiacciare, riconoscere: sembrano azioni di una lunghezza infinita! Per questo, sta anche ai produttori prendersi cura dei propri consumatori e facilitare loro la vita.

Acqua Sant’Anna investe da sempre in questo senso, sia per rendere più fruibili le sue bottiglie (chiunque infatti può schiacciarle senza sforzo per prepararle al processo di riciclaggio), sia per introdurre sul mercato diversi materiali innovativi che riducano l’impatto ambientale. Se la plastica della bottiglia, come abbiamo detto, è riciclabile al 100%, il tappo e l’etichetta non sono altrettanto versatili e per questo Acqua Sant’Anna, per le sue bottiglie d’acqua, usa tappi dal peso estremamente leggero e riduce per quanto possibile la grandezza delle etichette.

Nel corso del 2019, Acqua Sant’Anna ha aderito, inoltre, al consorzio volontario Coripet. La sfida di Coripet è raccogliere e riciclare le bottiglie in PET immesse sul mercato avviando un processo virtuoso di economia circolare. Ogni singola bottiglia in PET, infatti, quando raggiunge la fine del suo ciclo di vita, può essere riciclata e reinserita all’interno del sistema economico, creando nuovo valore per i consumatori, le aziende e l’ambiente. 

Coripet ha l’obiettivo di recuperare separatamente le bottiglie di plastica destinate ad uso alimentare, attraverso la raccolta selettiva delle stesse tramite l’installazione di eco-compattatori sul territorio italiano. Tale iniziativa consentirà di avere una gestione diversa del rifiuto, attraverso la raccolta separata del materiale PET che risulta più volte riciclabile al 100% e la produzione del cosiddetto R-PET (Recycled PET) idoneo al diretto contatto alimentare, da poter dividere tra i consorziati per riprodurre le bottiglie di plastica (“Progetto “Bottle to Bottle””).  

Le bottiglie in PET post consumo verranno trasformate in PET riciclato (R-PET) attraverso un processo di tipo meccanico che permetterà al prodotto di avere nuova vita, riducendo così l’impatto ambientale. Le nuove bottiglie prodotte con una percentuale di R-PET conservano le stesse caratteristiche delle bottiglie in PET, sia dal punto di vista della sicurezza igienica che della resistenza dell’imballaggio.

 Acqua Sant’Anna, nell’ambito della gestione degli imballi, come già sopra indicato, continua a portare avanti anche iniziative specifiche di riduzione della grammatura/peso dei materiali utilizzati (es. tappo, bottiglia, etichetta e termoretraibile). Dall’inizio del 2016 al 2019 sono stati installati 6 nuovi impianti di imbottigliamento che hanno consentito di raddoppiare la capacità produttiva, ridurre in maniera importante i pesi dei singoli materiali utilizzando meno plastica.

Un altro risultato dell’impegno dell’azienda è stata l’invenzione, 15 anni fa, di bottiglie compostabili e biodegradabili fatte con un polimero ricavato dagli scarti del mais, le Bio Bottle*. Un prodotto straordinariamente innovativo, che porta e potrà portare sempre più benefici per l’ambiente.

 

* La Bio Bottle, separata dal tappo in plastica, è biodegradabile e compostabile negli appositi siti di compostaggio industriale.

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